FINALMENTE SONO TORNATA A POSTARE NEL MIO BLOG...SONO STATA VIA PERCHE' ...E' NATO IL MIO DOLCE BIMBO,.E ORA CHE HA QUASI UN ANNO RIESCO AD AVERE TEMPO PER ME E IL MIO BLOG DEDICATO A COELHO
L'ETERNO INSODDISFATTO
Shantih percorreva le città predicando la parola di Dio, quando un uomo venne a cercarlo perché curasse i suoi mali.
"Lavora. Alimentati. E loda Dio," gli rispose Shantih.
"Ma capita che quando mangio il mio stomaco arda di acidità. Quando bevo, la mia gola brucia per la bevanda. Quando prego, sento che Dio non mi ascolta. E quando lavoro, sento che la mia schiena duole per il peso dell'incombenza," disse l'uomo.
"Allora cerca qualcuno che ti insegni."
L'uomo se ne andò via, indignato. Shantih commentò con coloro che avevano ascoltato la conversazione:
"Aveva due maniere di affrontare ogni cosa, e ha scelto sempre la peggiore. Quando morirà, è possibile che si lamenti anche del freddo dentro la tomba."
IL DISCEPOLO UBRIACONE
Un maestro aveva centinaia di discepoli. Tutti pregavano all'orario giusto, tranne uno, che era sempre brillo.
Il maestro si fece vecchio. Alcuni degli allievi più virtuosi cominciarono a discutere su chi sarebbe stato il nuovo leader del gruppo, colui che avrebbe ricevuto gli importanti segreti della Tradizione.
Alla vigilia della sua morte, però, il maestro chiamò il discepolo ubriacone e gli trasmise i segreti occulti.
Una vera e propria ribellione si diffuse fra gli altri.
"Che vergogna!" esclamavano per le strade. "Ci siamo sacrificati per un maestro sbagliato, che non sa vedere le nostre qualità."
Udendo la confusione all'esterno, il maestro agonizzante disse:
"Dovevo trasmettere questi segreti a un uomo che conoscessi bene. Tutti i miei allievi erano molto virtuosi, e mostravano solo le loro qualità. Questo è pericoloso; spesso, la virtù serve a nascondere la vanità, l'orgoglio e l'intolleranza.
"Per questo ho scelto l'unico discepolo che conoscevo veramente bene, giacché potevo vedere il suo difetto: l'ubriachezza."
LO SCIATORE SCONOSCIUTO
Ho conosciuto Sophy Burnham, autrice de Il libro degli Angeli (The Book of Angels), che ha venduto più di due milioni di copie negli Stati Uniti, a un incontro di scrittori a San Francisco, in California.
"Per anni ho dubitato dell'esistenza degli angeli," dice lei. "Fino a quando, nel 1965, mentre sciavo sulle Alpi, persi il controllo e cominciai a scivolare verso un precipizio. In quel momento, uno sciatore vestito di nero si avvicinò e mi salvò dalla morte. Quando, ripresami dallo spavento, mi voltai per ringraziarlo, vidi che i suoi occhi erano pieni di luce.
"Da quel momento, ebbi la certezza dell'esistenza degli angeli. E, da allora, ho sempre avuto un aiuto inaspettato in un momento difficile."
L'ESORCISMO
Un uomo chiamò un prete perché facesse un esorcismo nella sua casa. Si trasferì in un albergo e lasciò l'uomo concentrato sul lavoro.
Il sacerdote passò alcuni giorni dormendo nel luogo frequentato dal male, mise dell'acqua benedetta in tutte le stanze, recitò preghiere, e quando ritenne il suo compito concluso richiamò il proprietario, dicendo che il risultato era stato fantastico.
"Quanti demoni avete esorcizzato?" volle sapere l'uomo.
"Nessuno."
"E quanti ne avete visti nella mia casa?"
"Nessuno."
"Allora, come può essere tanto fantastico il risultato?"
"Quando si lotta contro le forze del male, nessun risultato è più che sufficiente."
CIAO ATUTTI I GUERRIERI!!
HO CAMBIATO IL LOOK DEL BLOG..SPERO VI PIACCIA!!
ALLA VOSTRA SINISTRA SCENDETE CON IL CURSORE E TROVERETE LA TAG BOARD DOVE LASCIARE I VOSTRI MESSAGGI E NON ESITATE A LASCIARE I VOSTRI PENSIERI E COMMENTI NEL FORUM CREATO APPOSITAMENTE PER VOI!!!!
UN ABBRACCIO E BUON VIAGGIO!!
GUERRIERA
IL CAMMINO DELLA TIGRE
Un uomo camminava nella foresta quando vide una volpe ferita. "Come può nutrirsi?" pensò. In quel momento, si avvicinò una tigre, con un animale fra i denti. Saziò la sua fame e lasciò alla volpe quanto era avanzato.
"Se Dio aiuta la volpe, aiuterà anche me," rifletté l'uomo. Quindi tornò a casa, si chiuse dentro e rimase ad aspettare che i Cieli gli dessero da mangiare.
Non accadde nulla. Quando ormai era troppo debole per uscire e lavorare, comparve un angelo.
"Perché hai deciso di imitare la volpe ferita?" domandò l'angelo. "Alzati, prendi i tuoi attrezzi e imbocca il cammino della tigre!"
IL CIELO E L'INFERNO
Un samurai violento, che aveva la fama di provocare liti senza motivo, giunse alle porte del monastero zen e chiese di parlare con il maestro. Senza titubare, Ryokan gli andò incontro.
"Dicono che l'intelligenza sia più potente della forza," disse il samurai. "Sapreste spiegarmi che cosa sono il cielo e l'inferno?"
Ryokan rimase in silenzio.
"Visto?" strepitò il samurai. "Io riuscirei a spiegarlo con molta facilità. Per dimostrare che cos'è l'inferno, basta dare a qualcuno una bastonata. Per dimostrare che cos'è il cielo, basta lasciarlo fuggire, dopo averlo minacciato pesantemente."
"Non discuto con gente stupida come voi," disse il maestro zen.
Al samurai salì il sangue alla testa. La sua mente fu obnubilata dall'odio.
"Questo è l'inferno," disse Ryokan, sorridendo.
Il guerriero rimase sconcertato dal coraggio del monaco, e si rilassò.
"Questo è il cielo," concluse Ryokan, invitandolo a entrare.
IL CONTROLLO ASSOLUTO
Ogni essere umano conosce la maniera migliore di essere in pace con la vita. Alcuni hanno bisogno di un minimo di sicurezza; altri si abbandonano al rischio senza paura. Non esistono formule per vivere il proprio sogno: ciascuno, ascoltando il proprio cuore, conoscerà la maniera migliore di agire.
Lo scrittore americano S. Anderson fu sempre indisciplinato, e riusciva a scrivere solo sulla spinta della propria indole ribelle. I suoi primi editori, preoccupati per la situazione di miseria in cui viveva, decisero di mandargli un assegno settimanale come anticipo del suo prossimo romanzo.
Dopo un mese, ricevettero la visita dello scrittore, che restituì loro tutti gli assegni.
"Da tempo non riesco a scrivere una riga," disse Anderson. "Per me è impossibile lavorare con la sicurezza finanziaria che mi guarda dall'altro capo del tavolo."
MAI PENSARE ALL'ALTRO CAMMINO
"Una volta che scegliamo un cammino, dobbiamo dimenticare tutti gli altri," diceva il maestro ai suoi discepoli. Lowon, l'allievo che non sa apprendere, ascolta con attenzione.
Alla fine della conferenza, Lowon viene invitato da un gruppo di persone a fare una conferenza in un bar.
"Non voglio nessun compenso," dice Lowon. "Ho fatto la mia scelta, sono un servitore, desidero divulgare la parola della Fede."
Il gruppo ne è contento, si reca nel bar e Lowon fa la conferenza. Alla fine, egli domanda:
"Solo per curiosità, vorrei sapere: quanto denaro ho rifiutato?"
Nell'apprendere l'eccellente compenso che gli sarebbe stato dato, Lowon si sente sfruttato dal gruppo che lo ha invitato e va a lamentarsi con il maestro.
"Quando si fa una scelta, bisogna sempre dimenticare le altre alternative. Chi segue un cammino e continua a pensare a ciò che ha perduto abbandonando gli altri, non arriverà mai da nessuna parte," è la risposta del maestro.
L'ANGELO SPIEGA LA PENITENZA
Il Verba Seniorum - una collezione di testi sui monaci che vivevano nel deserto all'inizio dell'era cristiana - racconta la storia di un eremita che riuscì a digiunare per un anno, mangiando solo una volta alla settimana.
Quando ebbe terminato la sua penitenza, guardò verso il cielo e chiese a Dio di rivelargli il vero significato di un certo passo biblico.
Non udì alcuna risposta.
"Che spreco di tempo," pensò fra sé e sé. "Mi sono sacrificato tanto e Dio non mi risponde! Meglio andar via da qui e cercare qualche monaco che conosca il significato di quel testo."
Proprio in quel momento, comparve un angelo.
"I dodici mesi di digiuno sono serviti solo a far sì che tu credessi di essere migliore degli altri, e Dio non ascolta i vanitosi," disse l'angelo. "Ma quando sei stato umile, hai pensato di chiedere aiuto al tuo prossimo, e Dio mi ha inviato."
Così l'angelo rivelò al monaco ciò che egli voleva sapere.
NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO
Lo psichiatra tedesco Viktor Frank descrive la sua esperienza in un campo di concentramento nazista:
"... nel corso di un castigo umiliante, un prigioniero esclamò: 'Ah, se le nostre donne ci vedessero così!' Il commento mi fece ricordare il viso di mia moglie e, nello stesso istante, mi scagliò fuori da quell'inferno. Ritornò la voglia di vivere, dicendomi che la salvezza dell'uomo avviene grazie e per via dell'amore. Io ero lì, sotto tortura, e tuttavia ero capace di intendere Dio, perché potevo contemplare mentalmente il volto della mia amata.
"Il guardiano ordinò a tutti di fermarsi, ma io non obbedii, perché in quel momento non ero più nell'inferno. Benché non avessi modo di scoprire se mia moglie fosse viva o morta, ciò non cambiava niente. Contemplare mentalmente la sua immagine mi restituiva dignità e forza. Anche quando a un uomo tolgono tutto, egli ha ancora la fortuna di ricordarsi del viso di chi ama - e questo lo salva."
AL PROPRIO RITMO
"Mancava qualcosa nella sua conferenza sul Cammino di Santiago," mi ha detto una pellegrina, appena usciti dalla Casa della Galizia, a Madrid, dove qualche minuto prima avevo concluso una conferenza.
"Saranno mancate molte cose," ho risposto io, ridendo.
"Sto parlando sul serio," ha ribattuto lei. "Non ha parlato del ritmo. Il ritmo è la cosa più importante nella vita di una persona, e se questa non rispetta la velocità con cui avvengono i fatti nella sua vita, finisce per disperarsi inutilmente.
"Ho notato che la maggior parte dei pellegrini - sia nel Cammino di Santiago sia nei cammini della vita - cerca sempre di seguire il ritmo degli altri. All'inizio del mio pellegrinaggio, cercavo di procedere insieme al gruppo. Mi stancavo, pretendevo dal mio corpo più di quanto potesse dare, ero sempre tesa, e alla fine ho avuto dei problemi ai tendini del piede sinistro. Nell'impossibilità di camminare per due giorni, ho capito che sarei riuscita ad arrivare a Santiago solo se avessi obbedito al mio ritmo personale.
"Ci ho impiegato più degli altri, ho dovuto camminare da sola per molti tratti, ma sono riuscita a completare il cammino solo perché ho rispettato il mio ritmo. Conclude qualcosa nella vita soltanto chi lo fa entro le proprie possibilità."
"Ma non è necessario osare, rischiare?" ho domandato.
"Rischiare non è sinonimo di perdere il controllo," è stata la sua risposta.
NON ACCETTARE LE PICCOLE MANCANZE
Il maestro chiese ai discepoli di trovare del cibo. Stavano viaggiando e non riuscivano a nutrirsi bene.
I discepoli tornarono sul finire del pomeriggio. Ciascuno portava quel poco che aveva ottenuto grazie alla carità altrui: frutti marci, pane duro, vino inacidito.
Uno dei discepoli, però, portava con sé un sacchetto di mele mature.
"Farò sempre tutto il possibile per aiutare il mio maestro e i miei fratelli," disse lui, dividendo le mele con gli altri.
"Dove le hai trovate?" domandò il maestro.
"Ho dovuto rubarle. Volevano darmi soltanto cibi vecchi, pur sapendo che predichiamo la parola di Dio."
"Allora vattene via con le tue mele, e non tornare mai più," disse il maestro. "I fini non giustificano mai i mezzi, per quanto nobili essi siano. Colui che oggi ruba per me, domani finirà per rubare a me."
NON DISCUTERE LA FEDE
Sri Ramakrisna racconta la storia di un uomo che stava per attraversare un fiume. In quel momento, il maestro Bibhishana scrisse un nome su un foglio, che legò sulla schiena dell'uomo, e disse:
"Non avere paura. La tua fede ti aiuterà a camminare sulle acque. Ma nell'istante in cui perderai la fede, annegherai."
L'uomo ebbe fiducia in Bibhishana e cominciò a camminare sulle acque, senza nessuna difficoltà. A un certo momento, però, provò l'immenso desiderio di scoprire ciò che il suo maestro aveva scritto sul foglio che gli aveva attaccato sulla schiena. Lo afferrò e lesse ciò che vi era scritto:
"Oh, dio Rama, aiuta quest'uomo ad attraversare il fiume."
"Soltanto questo?" pensò l'uomo. "Ma chi è, in definitiva, questo dio Rama?"
Nel momento in cui il dubbio s'insidiò nella sua mente, egli sprofondò e annegò nella corrente.
ORMAI STAVA QUASI PER IMPARARE
Un uomo che si diceva ispirato da Dio si recò in una piccola cittadina e trovò un discepolo.
"È necessario che tu vada a mendicare perché possiamo mangiare," disse.
Il discepolo obbedì. Quando il giovane tornò con le elemosine, il maestro comprò cibo soltanto per sé.
"È necessario che tu impari a digiunare," si giustificò.
Per settimane, il maestro continuò a mangiare e il discepolo a digiunare, fino a che, un bel pomeriggio, il giovane finì per morire di fame. Gli abitanti della cittadina, indignati, andarono a chiedere una spiegazione.
"È stato veramente un peccato," disse il falso maestro. "Ma non ho avuto il tempo necessario per insegnargli a vivere senza mangiare. Quando ormai stava quasi per imparare, ha desistito."
GIUDICANDO IL MIO PROSSIMO
Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio perché potesse giudicarla.
L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento.
Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.
"Sono venuto a giudicare il mio prossimo," disse l'eremita. "I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!"
I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.
LO MERITO ANCH'IO
Il famoso pianista Artur Rubinstein (1886-1982) era in ritardo per un pranzo in un importante ristorante di New York. I suoi amici cominciarono a preoccuparsi, quando, finalmente, Rubinstein comparve, con a fianco una splendida bionda, che aveva un terzo dei suoi anni.
Conosciuto per la sua tirchieria, quel giorno egli ordinò i piatti più cari e i vini più rari e raffinati. Alla fine, pagò il conto con un sorriso sulle labbra.
"So che sarete stupiti," disse Rubinstein. "Ma oggi sono andato dall'avvocato a fare il mio testamento. Ho lasciato una buona somma a mia figlia, ai miei parenti e ho predisposto generose donazioni per opere di carità. Tutt'a un tratto, mi sono reso conto che io non ero incluso nel mio testamento: era tutto per gli altri!
"Da quel momento, ho deciso di trattarmi con più generosità."
ESISTONO DUE DEI
Esistono due dei.
Il dio che ci hanno insegnato i nostri professori, e il Dio che insegna a noi.
Il dio del quale la gente suole parlare, e il Dio che parla con noi.
Il dio che impariamo a temere, e il Dio che ci parla di misericordia.
Esistono due dei.
Il dio che sta nei Cieli, e il Dio che partecipa alla nostra vita quotidiana.
Il dio che esige il nostro pagamento, e il Dio che perdona i nostri debiti.
Il dio che ci minaccia con i castighi dell'inferno, e il Dio che ci mostra il cammino migliore.
Esistono due dei.
Un dio che ci allontana per le nostre colpe,
E un Dio che ci chiama con il Suo amore.
CIAO A TUTTI !!!
SOPRA ALLA TAG BOARD HO AGGIUNTO IL
FORUM
DEDICATO ALLE OPERE DI COELHO.
VENITE A VISITARLO
E
LASCIATE I VOSTRI PENSIERI
UN ABBRACCIO
Guerriera

STO FACENDO QUELLO CHE POSSO
Un giorno, la foresta prende fuoco e gli animali fuggono in cerca di un luogo sicuro. Mentre fugge, la scimmia
nota un uccellino che vola in direzione delle fiamme.
"Che cosa stai facendo?" domanda la scimmia. "Non vedi che la foresta si è incendiata?"
"Sì," risponde l'uccellino. "Ma sto portando nel becco alcune gocce d'acqua, per spegnere il fuoco."
La scimmia scoppia a ridere.
"Uccellino scemo e presuntuoso. Come puoi spegnere quel fuoco con poche gocce d'acqua?"
"So che non posso. Ma, per lo meno, sto facendo la mia parte e mi auguro che tutti che gli altri avvertano il mio
sforzo. Se tutti gli animali seguiranno il mio esempio, riusciremo a dominare le fiamme e a salvare la nostra
foresta."
STO MORENDO DI FAME
In pieno inverno, il samurai giunse al cospetto del maestro zen.
"Non c'è più posto per uomini come me. Sto morendo di freddo e di fame, e non ho come guadagnarmi da vivere."
Impietosito, il maestro si avvicinò alla statua di Yakushi-Budda, prese la catena d'oro che le adornava il collo e
la consegnò al samurai.
Gli altri discepoli reclamarono:
"Questo è un sacrilegio!"
"Perché un sacrilegio?" rispose il maestro. "Avete sentito parlare di Davide, che mangiò il pane del tabernacolo
quando faceva la fame. Cristo operava le guarigioni il sabato, ogni qualvolta era necessario.
"Io ho soltanto messo in azione lo spirito di Budda: amore e misericordia ora possono fare il loro lavoro."
DON ENRIQUE SALE AL CIELO
Quando Don Enrique morì, andò direttamente in Cielo. Bussò con forza alla porta e una voce domandò:
"Chi è?"
"Sono Don Enrique Fernandez de Valdivieso," rispose orgoglioso.
"Allora vattene via, qui non c'è posto per due," disse la voce.
E Don Enrique fu mandato al Purgatorio. Qualche tempo dopo, più timido, tornò in Cielo.
"Chi è?" domandò la voce.
"Sono io," rispose Don Enrique.
"Vai via, qui non c'è posto per due," ripeté la voce.
Così Don Enrique fece ritorno al Purgatorio. Un giorno, Don Enrique tornò a bussare alla porta del Cielo.
"Chi è?" domandò di nuovo la voce.
"Sono una piccola parte di Dio," fu la risposta.
"Allora puoi entrare, perché siamo la stessa creatura."
E la porta del Cielo si aprì.
È MEGLIO PREVENIRE
Il mullah Nasrudin chiamò il suo allievo preferito:
"Vai a prendere l'acqua al pozzo."
Il ragazzo si accinse a fare quello che gli era stato chiesto. Prima di uscire, però, si prese un ceffone dal saggio.
"E non entrare in contatto con giocatori o persone vanitose, altrimenti finirai per offendere Dio!"
"Ancora non sono neanche uscito da casa, e ho già ricevuto un ceffone! Mi state castigando per qualcosa che non ho fatto!"
"Con le cose importanti della vita, non si può essere tolleranti," disse Nasrudin. "A che servirebbe castigarti dopo che avessi già perduto la tua anima?"
TRA LA FEDE E LA PREGHIERA
"C'è qualcosa di più importante della preghiera?" domandò il discepolo al maestro.
Il maestro chiese al discepolo di avvicinarsi all'arbusto più vicino e di tagliarne un ramo. Il discepolo obbedì.
"L'albero è ancora vivo?" domandò il maestro.
"Ben vivo come prima."
"Allora vai e taglia la radice."
"Se lo faccio, l'albero morirà."
"Le preghiere sono i rami di un albero, la cui radice si chiama fede," disse allora il maestro. "Può esserci fede senza preghiera, ma non può esserci preghiera senza fede."
DON ENRIQUE SALE AL CIELO
Quando Don Enrique morì, andò direttamente in Cielo. Bussò con forza alla porta e una voce domandò:
"Chi è?"
"Sono Don Enrique Fernandez de Valdivieso," rispose orgoglioso.
"Allora vattene via, qui non c'è posto per due," disse la voce.
E Don Enrique fu mandato al Purgatorio. Qualche tempo dopo, più timido, tornò in Cielo.
"Chi è?" domandò la voce.
"Sono io," rispose Don Enrique.
"Vai via, qui non c'è posto per due," ripeté la voce.
Così Don Enrique fece ritorno al Purgatorio. Un giorno, Don Enrique tornò a bussare alla porta del Cielo.
"Chi è?" domandò di nuovo la voce.
"Sono una piccola parte di Dio," fu la risposta.
"Allora puoi entrare, perché siamo la stessa creatura."
E la porta del Cielo si aprì.
È MEGLIO PREVENIRE
Il mullah Nasrudin chiamò il suo allievo preferito:
"Vai a prendere l'acqua al pozzo."
Il ragazzo si accinse a fare quello che gli era stato chiesto. Prima di uscire, però, si prese un ceffone dal saggio.
"E non entrare in contatto con giocatori o persone vanitose, altrimenti finirai per offendere Dio!"
"Ancora non sono neanche uscito da casa, e ho già ricevuto un ceffone! Mi state castigando per qualcosa che non ho fatto!"
"Con le cose importanti della vita, non si può essere tolleranti," disse Nasrudin. "A che servirebbe castigarti dopo che avessi già perduto la tua anima?"
TRA LA FEDE E LA PREGHIERA
"C'è qualcosa di più importante della preghiera?" domandò il discepolo al maestro.
Il maestro chiese al discepolo di avvicinarsi all'arbusto più vicino e di tagliarne un ramo. Il discepolo obbedì.
"L'albero è ancora vivo?" domandò il maestro.
"Ben vivo come prima."
"Allora vai e taglia la radice."
"Se lo faccio, l'albero morirà."
"Le preghiere sono i rami di un albero, la cui radice si chiama fede," disse allora il maestro. "Può esserci fede senza preghiera, ma non può esserci preghiera senza fede."
CLICCATE QUI PER VEDERE LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO ROMANZO DI PAULO COELHO CHE SARA' DISPONIBILE IN ITALIA DAL 6 APRILE
SONO VERAMENTE FELICE...
QUESTO MIO BLOG DEDICATO AL GRANDE PAULO COELHO
E' STATO INSERITO COME BLOG UFFICIALE DELLO SCRITTORE NEL SUO FAN CLUB UFFICIALE
WWW.PAULOCOELHO.COM
GRAZIE GRAZIE GRAZIE
NE SONO ONORATA!!!!
GRAZIE MASCIA E GRAZIE A TUTTI COLORO CHE PASSERANNO DI QUI
VI LASCIO UN ABBRACCIO ENORME,
GRAZIE PER AVER REALIZZATO QUESTO MIO SOGNO.
LASCIAMO LE TEORIE NELLA CARROZZA
Il rabbino Elimelekh aveva fatto una bella predica in una città e stava tornando al suo paese natale. Per rendergli omaggio e dimostrargli gratitudine, i fedeli decisero di seguire la carrozza di Elimelekh fino all'uscita dalla città.
A un certo punto, il rabbino fermò la carrozza, chiese al cocchiere di proseguire senza di lui e si mise a camminare insieme al popolo.
"Un bell'esempio di umiltà," disse uno dei fedeli accanto a lui.
"Non c'è nessuna umiltà nel mio gesto," rispose Elimelekh. "Voi qua fuori state facendo esercizio, cantando, bevendo vino, fraternizzando con gli altri, trovando nuovi amici, e tutto per via di un vecchio rabbino che è venuto a parlarvi dell'arte della vita.
"Allora, lasciamo pure che le mie teorie proseguano su quella carrozza, perché anch'io voglio partecipare alla gioia di vivere."
DISTRUGGENDO E RICOSTRUENDO
In Giappone, vengo invitato ad andare a Guncan-Gima, dove c'è un tempio zen-buddista. Quando ci arrivo, rimango molto sorpreso: la bellissima struttura è situata in mezzo a un'immensa foresta, ma con un enorme campo abbandonato accanto. Domando la ragione dell'esistenza di quel terreno, e l'incaricato spiega:
"È il luogo della prossima costruzione. Ogni venti anni, distruggiamo il tempio che voi state vedendo, e lo ricostruiamo accanto.
"In questa maniera, i monaci carpentieri, muratori e architetti hanno la possibilità di continuare a esercitare le proprie abilità, e insegnarle, con la pratica, ai loro apprendisti. Così dimostriamo inoltre che nulla nella vita è eterno e che perfino i templi sono sottoposti a un processo di costante perfezionamento."
DIO HA FATTO LA SUA PARTE
Il ragazzo attraversò il deserto e, infine, giunse al monastero di Sceta, vicino ad Alessandria. Lì, chiese di assistere a una delle conversazioni dell'abate, e ricevette il permesso.
Quel pomeriggio, l'abate conversò sulla necessità di meditare usando il linguaggio del Sacro Cuore. Poi parlò dell'importanza di mantenersi in silenzio la maggior parte del tempo. Dissertò, infine, sull'importanza del lavoro nei campi.
Alla fine della dissertazione, il ragazzo disse a uno dei monaci:
"Nel posto da cui vengo io, tutti credono che Dio sia misericordia: basta pregare."
Il monaco sorrise e rispose:
"Qui, noi crediamo che Dio abbia già fatto la Sua parte. Ora spetta a noi continuare il processo."
COMPORTATI COME GLI ALTRI
L'abate Pastor stava camminando con un monaco di Sceta quando furono invitati per mangiare. Il padrone di casa, onorato dalla presenza dei padri, fece servire quanto di meglio c'era.
Il monaco, tuttavia, era nel periodo di digiuno. Appena arrivò il cibo, prese un pisello e cominciò a masticarlo lentamente. Durante tutta la cena, mangiò soltanto questo pisello.
Quando uscirono, l'abate Pastor lo richiamò:
"Fratello, quando vai a trovare qualcuno, non rendere la tua santità un'offesa. La prossima volta che starai a digiuno, non accettare inviti a cena."
Il monaco capì ciò che l'abate Pastor diceva. Da quel momento, ogni volta che si trovava con altre persone, si comportava come loro.
RIMANI NEL DESERTO
"Perché vivete nel deserto?" domandò l'uomo.
"Perché non riesco a essere ciò che sono," rispose il monaco.
"Nessuno ci riesce. Ma è necessario tentare," ribatté l'uomo.
"Impossibile. Quando comincio a essere me stesso, le persone mi trattano con falsa reverenza. Quando sono autentico nei confronti della mia fede, allora cominciano a dubitare. Tutti credono di essere più santi di me, ma si fingono peccatori per paura di insultare la mia solitudine. Cercano di mostrare continuamente che mi considerano un santo. E così si trasformano in emissari del demonio, tentandomi con l'Orgoglio."
"Il vostro problema non è tentare di essere chi siete, ma accettare gli altri come sono. Fintanto che non riuscirete a rispettare il modo in cui gli altri si comportano, è meglio che rimaniate nel deserto," disse l'uomo, allontanandosi.
DI GIAPPONESI E AMERICANI
Durante il mio viaggio in Giappone, per promuovere Il Diario di un Mago, domandai all'editore Masao Masuda per quale motivo i giapponesi sono riusciti a conquistare dei mercati che prima erano dominati dagli americani.
"Molto semplice," rispose Masuda-san. "Gli americani hanno un'idea, si chiudono in una stanza per le ricerche, prendono decisioni, e sprecano energie per dimostrare di essere nel giusto. Noi non vogliamo dimostrare niente a nessuno: lasciamo che ogni essere umano manifesti le proprie necessità, e cerchiamo di risolverle. Il risultato pratico è che ognuno finisce per comprare quello che desiderava già prima.
"Chi desidera soltanto dimostrare di essere nel giusto, finisce per agire in maniera sbagliata."
DI CHI È LA COLPA
Una coppia partì per le vacanze e, quando tornò, trovò la casa scassinata. I ladri avevano portato via tutto quello che c'era dentro.
Il marito accusò la moglie, dicendo che non erano stati messi i chiavistelli. Lei sostenne che lui aveva dimenticato di chiudere la porta a chiave. Cominciò una lunga discussione, finché i vicini chiamarono un prete per rasserenare gli animi.
"La colpa è sua, che è stata sempre trascurata," disse il marito.
"No, la colpa è sua, che non presta attenzione a quello che fa," rispose la moglie.
"Un momento," disse il prete. "Incolpiamo sempre gli altri per delle cose che non facciamo mai, e finiamo per trasportare un fardello che non ci appartiene. Non vi è sovvenuto il pensiero che i veri colpevoli del furto siano i ladri?"
...CARI GUERRIERI...
FINALMENTE
AD APRILE
USCIRA'
IL NUOVO ROMANZO DI
PAULO COELHO
" THE ZAHIR "
SINCRONIA: COME HO TROVATO LA COPERTINA DEL LIBRO AS VALKIRIAS
Avevo appena finito di scrivere As Valkirias e mi trovavo all'aeroporto di Brasilia, aspettando l'ora di imbarcarmi e pensando alla copertina che avrebbe dovuto avere il libro.
L'aereo era in ritardo, io cominciai a passeggiare nell'atrio e scoprii una piccola galleria d'arte al secondo piano, dove vidi un quadro raffigurante l'Arcangelo Michele, tema centrale del mio libro. Bastò leggere la firma della pittrice "Walkiria" per decidere che quel quadro sarebbe stato la copertina.
Le coincidenze non finiscono qui. As Valkirias fu pubblicato il 3 agosto 1992. La settimana seguente, il mio editore ricevette una lettera della pittrice:
"Esattamente un anno fa - il 3 agosto 1991 - ho concluso un restauro in una chiesa di Goiás. L'ho fatto senza nessun compenso, solo per amore. Quel giorno, il prete mi chiamò e disse: 'Dio troverà una maniera di pagarla. Fra un anno, uno dei suoi lavori sarà molto conosciuto."
COME FU SCRITTO UNO DEI LIBRI PIÙ IMPORTANTI DEL MONDO
Nel ventitreesimo anno del regno di Zhao, Lao Tsu capì che la guerra avrebbe finito per distruggere il luogo in cui viveva. Siccome aveva passato anni a meditare sull'essenza della vita, sapeva che in certi momenti è necessario essere pratici. Decise, pertanto, di prendere la decisione più semplice: trasferirsi.
Raccolse i suoi pochi averi e partì in direzione di Han Keou. Alle porte della città, incontrò una guardia.
"Dove state andando di tanto importante, saggio?" domandò la guardia.
"Lontano dalla guerra."
"Non potete partire così. Vorrei proprio sapere che cosa avete imparato in tanti anni di meditazione. Vi lascerò uscire solo se condividerete con me ciò che sapete."
Soltanto per liberarsi della guardia, Lao Tsu scrisse in quello stesso luogo un piccolo libriccino, di cui gli consegnò l'unica copia. Poi, proseguì il suo viaggio e di lui non si sentì più parlare.
Il testo di Lao Tsu fu copiato e ricopiato nei secoli, attraversò i millenni, ed è giunto fino ai nostri tempi. Si intitola Tao Te King, è pubblicato in portoghese da varie case editrici, ed è una lettura da cui non si può prescindere. Ecco una delle sue pagine:
Colui che conosce gli altri è saggio.
Colui che conosce se stesso è illuminato.
Colui che vince gli altri è forte.
Colui che vince se stesso è potente. Colui che conosce la gioia è ricco.
Colui che mantiene il proprio cammino ha volontà.
Sii umile, e rimarrai integro.
Curvati, e rimarrai eretto.
Svuotati, e rimarrai pieno.
Consumati, e rimarrai nuovo.
Il saggio non si esibisce, e perciò brilla.
Egli non si fa notare, e perciò viene notato.
Egli non si elogia, e perciò ha merito. E, giacché non è in competizione, nessuno al mondo può competere con lui.
CHIAMATE UN ALTRO TIPO DI MEDICO
Un potente monarca chiamò un santo padre - che tutti dicevano avesse il potere di guarire - per avere un aiuto per i dolori alla schiena di cui soffriva.
"Dio ci aiuterà," disse il sant'uomo. "Ma prima dovremo capire la ragione di questi dolori. Suggerisco a Vostra Maestà di confessarsi ora, poiché la confessione fa sì che l'uomo affronti i propri problemi e lo libera da molte colpe."
E il sacerdote cominciò a domandare tutto sulla vita del sovrano, dalla maniera in cui trattava il prossimo fino alle angosce e le afflizioni del regno. A un certo momento, infastidito dal fatto di dover pensare a tanti problemi, il re disse:
"Non voglio parlare di questi argomenti. Ho bisogno di qualcuno che mi guarisca senza fare domande."
Il sacerdote uscì e tornò mezz'ora dopo con un altro uomo.
"Io credo che la parola possa alleviare il dolore, ed aiutarmi a scoprire il cammino giusto per la guarigione," disse. "Voi, invece, non desiderate conversare, e io non posso aiutarvi. Ma ecco qui qualcuno di cui avete bisogno: il mio amico è veterinario. Lui non ha l'abitudine di conversare con i suoi pazienti."
CHRISTIANO OITICICA INVIA IL SEGNALE
Poco prima di morire, mio suocero chiamò a sé la famiglia: "So che la morte è solo un passaggio. Dopo che sarò passato all'altro mondo, darò un segnale che è valsa la pena aiutare gli altri in questa vita." Il suo desiderio era di essere cremato e che le sue ceneri fossero disperse nell'Arpoador, mentre un registratore suonava le sue musiche preferite.
Morì due giorni dopo. Un amico facilitò la cremazione a São Paulo e - di ritorno a Rio - andammo direttamente all'Arpoador con un registratore, le cassette e il pacco contenente il vaso delle ceneri. Quando giungemmo davanti al mare, la sorpresa: il coperchio dell'urna era saldamente fissato con delle viti. Non riuscivamo ad aprirla.
Non c'era nessuno lì vicino, tranne un mendicante che si avvicinò domandando: "Che cosa volete?"
Mio cognato rispose: "Un cacciavite, perché qui ci sono le ceneri di mio padre."
"Dev'essere stato un uomo buono, perché ho appena trovato questo," disse il mendicante.
E gli porse un cacciavite.
LE DUE LISTE
Nel giorno del Perdono (Yom Kyppur), il rabbino Elimelekh di Lsensk condusse i suoi discepoli fino alla bottega di un muratore.
"Notate il comportamento di quest'uomo," disse. "Giacché riesce a intendersi bene con Dio."
Senza accorgersi di essere osservato, il muratore finì le sue faccende e si avvicinò alla finestra. Estrasse un pezzo di carta dalla tasca e lo alzò verso il cielo, dicendo:
"Signore, su questo foglio ho scritto la lista dei miei peccati. Ho sbagliato, e non ho motivo di nascondere che Ti ho offeso varie volte. Ecco qui la lista di tutto quello che ho fatto di sbagliato, mio Dio."
Poi infilò di nuovo la mano in tasca e tirò fuori un altro foglio di carta, che pure alzò verso il cielo.
"Qui, invece, c'è la lista dei Tuoi peccati verso di me, Signore. Hai preteso da me più del necessario, hai riempito alcuni dei miei giorni di momenti difficili, e mi hai fatto soffrire. Se paragoniamo le due liste, Signore, Tu sei in debito con me.
"Ma, visto che oggi è il Giorno del Perdono, Tu perdoni me, io perdono Te, e continueremo insieme il nostro cammino, liberi da ogni colpa."
ATTRAVERSANDO LA STRADA
Commenta il monaco benedettino Steindl-Rast:
"Al mattino, dobbiamo comportarci come se stessimo per attraversare una strada: fermarci, guardare ai lati, e poi procedere.
"Prima di lanciarci nell'attività frenetica del giorno, è importante fermarsi. Questo ci permette di riflettere sulle nostre priorità, sugli atteggiamenti possibili di fronte a un problema, sulle decisioni che vanno prese.
"Poi, ci guardiamo ai lati. Non serve fermarsi, se non scorgiamo ciò che accade intorno. Riflettere sulle nostre decisioni significa anche considerare tutto ciò che sta accadendo intorno a noi.
"Infine, procediamo. Non serve fermarsi e guardare ai lati se non abbiamo un obiettivo definito. Meditazione e comprensione devono condurci all'azione, che ci permette di mostrare, attraverso il lavoro, l'immensa gloria di Dio."
DEGLI UOMINI
La preghiera che segue è stata ritrovata fra gli effetti personali di un ebreo, morto in un campo di concentramento:
"Signore, quando verrai nella Tua gloria, non ricordarti solo degli uomini di buona volontà. Ricordati anche degli uomini di cattiva volontà.
E, nel Giorno del Giudizio, non ricordarti solo delle loro crudeltà, sevizie e violenze. Ricordati anche dei frutti che abbiamo prodotto a causa di ciò che essi ci hanno fatto. Ricordati della pazienza, del coraggio, della fratellanza, dell'umiltà, della grandezza d'animo e della fedeltà che i nostri carnefici hanno finito per risvegliare nelle nostre anime.
Concedi, dunque, Signore, che i frutti da noi prodotti possano servire per redimere gli uomini di cattiva volontà."
MANCA ANCORA QUALCOSA
Il maestro yoga Paltrul Rinpoché udì parlare di un eremita che aveva la fama di santo e abitava sulla montagna. E andò a trovarlo.
"Da dove venite?" gli domandò l'eremita.
"Vengo da dove puntano le mie spalle, e vado verso dove è rivolto il mio viso," rispose Rinpoché. "Un saggio dovrebbe saperlo."
"È una risposta sciocca e pretenziosa di filosofia," borbottò l'eremita.
"E voi, che cosa fate?"
"Medito da venti anni sulla perfezione della pazienza. Sto quasi per essere considerato santo."
"Le persone già vi considerano tale," commentò Rinpoché. "Siete riuscito a ingannare tutti!"
Infuriato, l'eremita si alzò in piedi:
"Come osate turbare un uomo che ricerca la santità?" urlò.
"Manca ancora molto perché arriviate a questo," disse lo yoga. "Se un semplice scherzo vi fa perdere la pazienza che tanto ricercate, questi venti anni sono stati una totale perdita di tempo!"
AIUTANDO NEI PROBLEMI
Di buon mattino, il discepolo andò a trovare il suo maestro.
"Ho un importante problema da risolvere," disse. "Vorrei che mi aiutaste."
"Come posso aiutarti? Io posso sapere come comportarmi davanti a un determinato problema, ma questa è la mia maniera di agire. Se stai cercando di crescere, osserva gli altri, ma non cercare mai di agire esattamente come loro. Ogni persona ha un cammino diverso in questa vita.
"Non ci trasformiamo in maestri perché sappiamo ripetere ciò che i maestri fanno, ma perché impariamo a pensare da soli. Scopri la tua propria luce, o passerai il resto della vita come un pallido riflesso della luce altrui."
AL DI LÀ DEI PROPRI LIMITI
Un arciere camminava nei dintorni di un monastero indù conosciuto per la durezza degli insegnamenti, quando vide i monaci nel giardino che bevevano e si divertivano.
"Come sono cinici quelli che ricercano il cammino di Dio," disse l'arciere a voce alta. "Dicono che la disciplina è importante, e si ubriacano di nascosto!"
"Se scagli cento frecce di seguito, che cosa accadrà al tuo arco?" domandò il più anziano dei monaci.
"Il mio arco si spezzerà," rispose l'arciere.
"Se qualcuno si sforza al di là dei propri limiti, anch'egli spezza la sua volontà," disse il monaco. "Chi non equilibra lavoro e riposo, perde l'entusiasmo, esaurisce la propria energia e non arriva molto lontano."
IMPARA AD AVERE CURA DI TE STESSOI
Il discepolo si avvicinò al maestro:
"Per anni ho ricercato l'illuminazione," disse. "Sento di esserci vicino, e voglio sapere come fare il prossimo passo."
"Un uomo che sa cercare Dio, sa anche prendersi cura di se stesso. Tu, come ti mantieni?" domandò il maestro.
"Questo è solo un dettaglio. Ho i miei genitori e altre persone facoltose che mi aiutano nel mio cammino spirituale. Grazie a questo, posso dedicarmi totalmente alle cose sacre."
"Benissimo," disse il maestro. "Allora ti spiegherò il prossimo passo: guardare il sole per mezzo minuto."
Il discepolo obbedì.
Quando ebbe finito, il maestro gli chiese di descrivere la campagna circostante.
"Non riesco a vederla. Il bagliore del sole ha offuscato i miei occhi."
"Un uomo che tiene gli occhi fissi sul sole, finisce cieco. Un uomo che ricerca soltanto la luce e delega le proprie responsabilità agli altri, non trova mai ciò che sta cercando." Questo fu il commento del maestro.
MANCA ANCORA QUALCOSA
Il maestro yoga Paltrul Rinpoché udì parlare di un eremita che aveva la fama di santo e abitava sulla montagna. E andò a trovarlo.
"Da dove venite?" gli domandò l'eremita.
"Vengo da dove puntano le mie spalle, e vado verso dove è rivolto il mio viso," rispose Rinpoché. "Un saggio dovrebbe saperlo."
"È una risposta sciocca e pretenziosa di filosofia," borbottò l'eremita.
"E voi, che cosa fate?"
"Medito da venti anni sulla perfezione della pazienza. Sto quasi per essere considerato santo."
"Le persone già vi considerano tale," commentò Rinpoché. "Siete riuscito a ingannare tutti!"
Infuriato, l'eremita si alzò in piedi:
"Come osate turbare un uomo che ricerca la santità?" urlò.
"Manca ancora molto perché arriviate a questo," disse lo yoga. "Se un semplice scherzo vi fa perdere la pazienza che tanto ricercate, questi venti anni sono stati una totale perdita di tempo!"
AIUTANDO NEI PROBLEMI
Di buon mattino, il discepolo andò a trovare il suo maestro.
"Ho un importante problema da risolvere," disse. "Vorrei che mi aiutaste."
"Come posso aiutarti? Io posso sapere come comportarmi davanti a un determinato problema, ma questa è la mia maniera di agire. Se stai cercando di crescere, osserva gli altri, ma non cercare mai di agire esattamente come loro. Ogni persona ha un cammino diverso in questa vita.
"Non ci trasformiamo in maestri perché sappiamo ripetere ciò che i maestri fanno, ma perché impariamo a pensare da soli. Scopri la tua propria luce, o passerai il resto della vita come un pallido riflesso della luce altrui."
AL DI LÀ DEI PROPRI LIMITI
Un arciere camminava nei dintorni di un monastero indù conosciuto per la durezza degli insegnamenti, quando vide i monaci nel giardino che bevevano e si divertivano.
"Come sono cinici quelli che ricercano il cammino di Dio," disse l'arciere a voce alta. "Dicono che la disciplina è importante, e si ubriacano di nascosto!"
"Se scagli cento frecce di seguito, che cosa accadrà al tuo arco?" domandò il più anziano dei monaci.
"Il mio arco si spezzerà," rispose l'arciere.
"Se qualcuno si sforza al di là dei propri limiti, anch'egli spezza la sua volontà," disse il monaco. "Chi non equilibra lavoro e riposo, perde l'entusiasmo, esaurisce la propria energia e non arriva molto lontano."
IMPARA AD AVERE CURA DI TE STESSO
IMPARA AD AVERE CURA DI TE STESSO
Il discepolo si avvicinò al maestro:
"Per anni ho ricercato l'illuminazione," disse. "Sento di esserci vicino, e voglio sapere come fare il prossimo passo."
"Un uomo che sa cercare Dio, sa anche prendersi cura di se stesso. Tu, come ti mantieni?" domandò il maestro.
"Questo è solo un dettaglio. Ho i miei genitori e altre persone facoltose che mi aiutano nel mio cammino spirituale. Grazie a questo, posso dedicarmi totalmente alle cose sacre."
"Benissimo," disse il maestro. "Allora ti spiegherò il prossimo passo: guardare il sole per mezzo minuto."
Il discepolo obbedì.
Quando ebbe finito, il maestro gli chiese di descrivere la campagna circostante.
"Non riesco a vederla. Il bagliore del sole ha offuscato i miei occhi."
"Un uomo che tiene gli occhi fissi sul sole, finisce cieco. Un uomo che ricerca soltanto la luce e delega le proprie responsabilità agli altri, non trova mai ciò che sta cercando." Questo fu il commento del maestro.
IL COMPITO PIÙ DIFFICILE
Uno dei giovani che studiavano con Nasrudin volle sapere:
"Qual è il più grande di tutti gli uomini: quello che ha conquistato un impero, quello che ha avuto tutte le possibilità di farlo, ma ha rinunciato al desiderio, oppure quello che ha impedito che un altro lo facesse?"
"Non ne ho la minima idea," rispose il saggio sufi. "Ma conosco un compito molto più difficile di quelli che sono stati appena citati."
"E qual è?"
"Impedirvi di star lì ad analizzare ciò che gli altri hanno fatto, e insegnarvi a preoccuparvi di ciò che voi stessi potete fare."
LA PIÙ PICCOLA COSTITUZIONE DEL MONDO
Un gruppo di saggi ebrei si riunì per tentare di creare la più piccola Costituzione del mondo. Se qualcuno fosse stato capace di definire - nell'arco di tempo necessario ad un uomo per mantenersi in equilibrio su un piede solo - le leggi che avrebbero dovuto regolare il comportamento umano, questi sarebbe stato considerato il più
grande di tutti i saggi.
"Dio punisce i criminali," disse uno.
Gli altri ribatterono che questa non era una legge, ma una minaccia. La frase non fu accettata.
"Dio è amore," asserì un altro.
Di nuovo, i saggi non accettarono la frase, dicendo che non spiegava bene i doveri dell'umanità.
In quel momento, si avvicinò il rabbino Hillel. E, mettendosi su un piede solo, disse:
"Non fare al tuo prossimo ciò che non vorresti fosse fatto a te; questa è la Legge. Tutto il resto è commento giuridico."
E il rabbino Hillel fu considerato il più grande saggio del suo tempo.
CREDERE SENZA VEDERE
Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania:
"Vorrei tanto vedere il vostro Dio."
"È impossibile," rispose il rabbino.
"Impossibile? Allora, come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?"
"Mostratemi la tasca dove avete riposto l'amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande."
"Non siate sciocco. Nessuno può serbare l'amore in una tasca," rispose l'imperatore.
"Il sole è soltanto una delle opere che il Signore ha messo nell'universo, eppure non potete vederlo bene. Tanto meno potete vedere l'amore, ma sapete di essere capace di innamorarvi di una donna e di affidarle la vostra vita. Non vi sembra evidente che esistono alcune cose nelle quali confidiamo anche senza vederle?"
LA PREGHIERA CHE DIO COMPRENDEVA
Nell'anno 1502, durante la conquista dell'America, un missionario spagnolo era in visita su un'isola deserta vicino al Messico, quando incontrò tre sacerdoti aztechi.
"Come pregate voi?" domandò il prete.
"Abbiamo solo una preghiera," rispose uno degli aztechi. "Diciamo: O mio Dio, Tu sei tre, e noi siamo tre. Abbi pietà di noi."
"È una bella preghiera, ma Dio non capisce queste parole. Vi insegnerò una preghiera che Dio ascolta," disse allora il missionario.
Prima di proseguire per la sua strada, fece in modo che gli indios aztechi imparassero a memoria una preghiera cattolica.
Il missionario evangelizzò vari popoli e compì la sua missione con uno zelo esemplare. Dopo aver trascorso lungo tempo predicando la parola della Chiesa nel continente americano, giunse per lui il momento di tornare in Spagna.
Sulla via del ritorno, passò per la stessa isola dove era stato alcuni anni prima.
Mentre la caravella si avvicinava, il prete vide i tre sacerdoti che camminavano sull'acqua, facendo segno affinché la caravella si fermasse.
"Padre! Padre!" urlava uno di loro. "Per favore, torna a insegnarci la preghiera che Dio ascolta, perché non riusciamo a ricordarla!"
"Non importa," rispose il missionario, nel vedere il miracolo. E chiese perdono a Dio, per non aver compreso che Egli parlava tutte le lingue.
LA PARTE PIÙ PERICOLOSA
Un gruppo di saggi si riunì per decidere quale fosse la parte più importante del corpo. Un endocrinologo affermò che erano le ghiandole, perché regolavano le funzioni; il neurologo disse che era il cuore, perché senza di esso le ghiandole non funzionavano. Il nutrizionista decretò che era lo stomaco perché, senza alimento, il cuore non aveva le forze per battere.
Il più saggio di tutti ascoltava in silenzio. Siccome gli altri non giungevano ad alcun accordo, vollero conoscere la sua opinione.
"Tutte queste parti sono fondamentali per la vita," disse il più saggio. "Se ne manca una, il corpo muore. Eppure la parte più importante non esiste: è il canale immaginario che lega l'udito alla lingua."
"Se questo canale ha dei problemi, l'uomo comincia a dire cose che non ha udito e, a quel punto, non solo il corpo muore, ma l'anima è condannata per sempre."
IL COMPITO PIÙ DIFFICILE
Uno dei giovani che studiavano con Nasrudin volle sapere:
"Qual è il più grande di tutti gli uomini: quello che ha conquistato un impero, quello che ha avuto tutte le possibilità di farlo, ma ha rinunciato al desiderio, oppure quello che ha impedito che un altro lo facesse?"
"Non ne ho la minima idea," rispose il saggio sufi. "Ma conosco un compito molto più difficile di quelli che sono stati appena citati."
"E qual è?"
"Impedirvi di star lì ad analizzare ciò che gli altri hanno fatto, e insegnarvi a preoccuparvi di ciò che voi stessi potete fare."
LA PIÙ PICCOLA COSTITUZIONE DEL MONDO
Un gruppo di saggi ebrei si riunì per tentare di creare la più piccola Costituzione del mondo. Se qualcuno fosse stato capace di definire - nell'arco di tempo necessario ad un uomo per mantenersi in equilibrio su un piede solo - le leggi che avrebbero dovuto regolare il comportamento umano, questi sarebbe stato considerato il più
grande di tutti i saggi.
"Dio punisce i criminali," disse uno.
Gli altri ribatterono che questa non era una legge, ma una minaccia. La frase non fu accettata.
"Dio è amore," asserì un altro.
Di nuovo, i saggi non accettarono la frase, dicendo che non spiegava bene i doveri dell'umanità.
In quel momento, si avvicinò il rabbino Hillel. E, mettendosi su un piede solo, disse:
"Non fare al tuo prossimo ciò che non vorresti fosse fatto a te; questa è la Legge. Tutto il resto è commento giuridico."
E il rabbino Hillel fu considerato il più grande saggio del suo tempo.